Nota di trasparenza: Questo articolo è stato realizzato con il supporto di un sistema di Intelligenza Artificiale (IA).
Il dibattito sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale ha ormai varcato i confini della tecnologia e dell’economia per fare il suo ingresso ufficiale nelle aule giudiziarie di massima istanza. Un punto di svolta emblematico è rappresentato dalla recente Ordinanza n. 27957 del 28 ottobre 2026 emessa dalla Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione.
La vicenda e la motivazione al centro dell’ordinanza
Nel valutare un ricorso in cui veniva eccepita la nullità del procedimento — fondata sull’ipotetico impiego di strumenti di IA generativa e assistiva nella fase di predisposizione e stesura delle bozze di provvedimento nei gradi precedenti —, la Suprema Corte si è trovata a esaminare una questione di estrema attualità.
La motivazione cardine attorno alla quale ruota il provvedimento interinale della Cassazione tocca i principi fondamentali dell’ordinamento giuridico:
- La centralità del giudice persona fisica: Il principio del giudice naturale precostituito per legge e la titolarità esclusiva della funzione giurisdizionale, che non possono in alcun modo essere delegate a un sistema automatizzato.
- Il dovere di motivazione: La necessità inderogabile che la decisione sia il frutto di un processo intellettivo, valutativo e critico rigorosamente umano.
- L’esigenza di un quadro di garanzie: La consapevolezza che l’ausilio tecnologico non debba mai scalfire le garanzie del giusto processo (art. 111 Cost. e art. 6 CEDU).
Riconoscendo la portata epocale e la complessità della questione di massima, la Corte ha scelto di riservare la decisione, valutando anche l’eventuale trasmissione degli atti al Primo Presidente per l’assegnazione alle Sezioni Unite.
Verso un nuovo equilibrio tra tecnologia e regole
Il provvedimento della Cassazione fotografa una transizione inevitabile: l’intelligenza artificiale sta diventando uno strumento operativo per la stesura di bozze e documenti complessi, ma l’ordinamento giuridico richiede paletti rigorosi.
La sfida per il futuro non è il rifiuto della tecnologia, ma la definizione di confini netti in cui l’efficienza algoritmica rimanga sempre al servizio — e sotto il controllo critico — del giudizio umano.
